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Tiberis: infrastruttura ricreativa e rinaturalizzazione della golena del Tevere

Il Parco d’Affaccio di Tiberis, inaugurato il 28 luglio 2026 presso Ponte Marconi, affronta uno dei temi più complessi della progettazione degli spazi fluviali urbani: integrare funzioni ricreative, accessibilità e qualità dello spazio pubblico con la ricostruzione delle componenti ecologiche proprie della golena del Tevere.

L’intervento assume la morfologia del luogo come principio ordinatore del progetto. La sezione trasversale della golena diventa il dispositivo attraverso cui vengono distribuite le funzioni, organizzati gli spazi e ricostruiti gli habitat vegetali. Non si tratta di sovrapporre un parco al fiume, ma di utilizzare le caratteristiche fisiche della golena per costruire un’infrastruttura pubblica capace di svolgere contemporaneamente funzioni ricreative, ambientali e paesaggistiche.

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Il contesto storico come riferimento progettuale

L’area occupa un tratto di golena che la Carta Topografica del Suburbano di Roma del 1839 descrive come un esteso tamariceto compreso tra i Prati di San Paolo e Pietra Papa.

Nel corso del Novecento questo spazio ha progressivamente assunto una vocazione ricreativa spontanea, diventando la cosiddetta “spiaggia tiberina”, priva tuttavia di una struttura vegetazionale stabile e di una vera organizzazione dello spazio pubblico. Durante le attività di cantiere sono inoltre emerse strutture murarie di interesse archeologico, confermando la stratificazione storica del sito.

L’analisi storica non costituisce un semplice riferimento documentale, ma orienta direttamente le scelte progettuali. Il ripristino del tamariceto recupera infatti una configurazione vegetazionale storicamente attestata, attribuendole al tempo stesso una funzione climatica e paesaggistica attraverso l’ombreggiamento delle aree di sosta e dell’area cani.

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Organizzazione funzionale e gradiente ecologico

L’intervento interessa una superficie di 17.786,73 m², organizzata secondo le differenti quote della golena e le relative condizioni di allagabilità.

La quota urbana costituisce la fascia di accesso e di connessione con il quartiere ed è caratterizzata da specie normalmente impiegate negli spazi pubblici cittadini, quali Cercis siliquastrum, Celtis australis, Fraxinus ornus e Platanus orientalis.

La golena alta concentra le principali funzioni ricreative del parco: la piazza d’acqua multifunzionale, utilizzata durante la stagione estiva come spazio ludico e, nelle restanti stagioni, come superficie per eventi e mercati; i campi da beach volley; il campo da bocce; le attrezzature fitness; la spiaggia in sabbia di fiume; l’area cani e la colonia felina. L’impianto vegetazionale assume progressivamente caratteri ripariali mediante l’impiego di Populus alba, Populus canescens e Tamarix gallica.

La golena bassa, soggetta agli eventi di piena, mantiene invece una prevalente funzione ecologica. Qui è stato realizzato un percorso dedicato alla flora tipica del Tevere attraverso la ricostruzione di habitat caratterizzati da Alnus glutinosa, Salix alba, Ficus carica e da un sistema di vasche con vegetazione palustre.

L’intervento è completato dall’attracco del battello diretto verso Ostia Antica, che inserisce il parco all’interno della rete dei Parchi d’Affaccio del Tevere e ne rafforza il ruolo di nodo della mobilità fluviale.

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Ricostruzione degli habitat acquatici e palustri

Uno degli elementi qualificanti del progetto è rappresentato dal sistema delle vasche, concepito non come semplice elemento ornamentale ma come dispositivo ecologico e didattico.

Le vasche ornamentali, collocate in prossimità della piazza d’acqua, ospitano specie acquatiche quali Nelumbo nucifera, Nymphaea alba e Cyperus papyrus, contribuendo alla definizione dello spazio pubblico e al miglioramento del microclima.

Le vasche palustri, localizzate nella golena bassa lungo il percorso verso l’attracco, riproducono invece habitat tipici delle sponde del Tevere attraverso una selezione di dodici specie erbacee igrofile, integrate da salici e ontani:

  • Mentha aquatica L.
  • Carex aquatilis Wahlenb.
  • Sparganium erectum L.
  • Lysimachia punctata L.
  • Caltha palustris L.
  • Equisetum hyemale L.
  • Lythrum salicaria L.
  • Veronica anagallis-aquatica L.
  • Schoenoplectus lacustris L.
  • Iris pseudacorus L.
  • Alisma plantago-aquatica L.
  • Typha latifolia L.

La composizione floristica deriva da un’approfondita ricostruzione storico-vegetazionale sviluppata in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Università Roma Tre (prof.ssa Giulia Caneva e prof.ssa Simona Ceschin), basata sul confronto tra il censimento floristico di Augusto Béguinot (1899-1901), gli studi di Bruno Anzalone (1975-1979) e le indagini condotte negli anni Duemila. A tali riferimenti si aggiungono le specie censite spontaneamente nell’area dall’AIAPP nel 2019-2020.

L’obiettivo non è la semplice ricostruzione di un catalogo botanico, ma la reintroduzione di comunità vegetali coerenti con la storia ecologica del sito, rendendo leggibile al visitatore la trasformazione subita dal paesaggio fluviale dopo la costruzione dei muraglioni del Tevere.

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Le specie bioindicatrici come chiave di lettura del progetto

La selezione delle specie non risponde soltanto a criteri storici ed estetici: le vasche palustri costituiscono un vero e proprio abaco di bioindicatori dello stato trofico delle acque, ovvero di specie la cui presenza segnala il grado di inquinamento organico e di eutrofizzazione di un corpo idrico.

La distribuzione delle macrofite lungo il corso del Tevere varia infatti in funzione della loro sensibilità o tolleranza ai nutrienti disciolti. In condizioni mesotrofiche, con inquinamento organico basso-medio, si affermano comunità come quelle a Callitriche stagnalis, Ranunculus trichophyllus, Nasturtium officinale, Lysimachia vulgaris, Mentha aquatica, Sparganium erectum e Iris pseudacorus. Al crescere del carico organico, in acque eutrofiche, subentrano specie più tolleranti quali Potamogeton crispus, Myriophyllum spicatum, Potamogeton nodosus, Scirpus palustris, Phragmites australis e Typha latifolia. In condizioni ipertrofiche, con immissioni elevate di sostanze organiche di origine civile o agricola, dominano Potamogeton pectinatus e le fioriture algali di Enteromorpha flexuosa.

All’interno delle vasche di Tiberis questo gradiente è reso leggibile: Mentha aquatica, Sparganium erectum e Iris pseudacorus rappresentano l’estremo delle acque di migliore qualità, mentre Typha latifolia documenta le condizioni eutrofiche oggi prevalenti nel tratto urbano del fiume. Il visitatore non osserva quindi un semplice giardino d’acqua, ma un dispositivo di lettura: le stesse piante che compongono il quadro paesaggistico raccontano lo stato di salute del Tevere e le sue variazioni nel tempo.

Questa impostazione trova conferma nell’analisi dei transetti vegetazionali acqua-sponda, attraverso i quali si valuta l’integrità dell’ecosistema fluviale. Nei tratti meno disturbati a monte di Roma le comunità vegetali rispettano la classica seriazione spaziale della vegetazione fluviale; nei tratti più antropizzati, dove le sponde sono ripide e l’impatto antropico è maggiore, tale seriazione risulta frammentata, semplificata e spesso sostituita da comunità ruderali, cosmopolite ed esotiche. Ricostruire in golena una successione ordinata di specie autoctone significa, in questo senso, restituire al tratto urbano un frammento della sua struttura ecologica originaria.

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Gestione delle acque e processi di fitodepurazione

Il progetto integra il sistema delle acque all’interno della strategia ecologica complessiva del parco.

L’acqua utilizzata dalla piazza d’acqua viene recuperata e riutilizzata per alimentare le vasche ornamentali e palustri, riducendo il fabbisogno idrico dell’intervento. Le pavimentazioni drenanti favoriscono inoltre l’infiltrazione delle acque meteoriche e la restituzione dell’umidità all’ambiente attraverso l’evapotraspirazione.

Diverse tra le specie messe a dimora — in particolare Sparganium erectum, Iris pseudacorus, Typha latifolia e Lythrum salicaria — rientrano tra le specie fitodepuranti riconosciute per il bacino del Tevere, insieme a Lemna minor, Nasturtium officinale, Lysimachia vulgaris, Eupatorium cannabinum e Symphytum officinale. Si tratta di piante tolleranti verso svariati contaminanti presenti nelle acque fluviali, capaci di assorbirne e bioaccumularne una parte nei propri organi e tessuti e di utilizzare nitrati e fosfati per produrre nuova biomassa, svolgendo così un’attività di decontaminazione e depurazione naturale delle acque.

La realizzazione di sistemi fitodepuranti lungo i tratti del Tevere meno fluenti e privi di vegetazione acquatica o spondale rappresenta una strategia efficace per ripristinare quei meccanismi di autodepurazione che negli ecosistemi fluviali integri avvengono naturalmente. A tale scopo occorre selezionare specie erbacee acquatiche e spondali che, oltre a essere native e perenni, risultino filtranti e tolleranti verso acque contaminate da sostanze organiche ed eutrofizzanti, come quelle registrate soprattutto nel tratto urbano del fiume: è esattamente il criterio adottato nella composizione delle vasche di Tiberis.

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Servizi ecosistemici e incremento della biodiversità

La progettazione della vegetazione è stata sviluppata anche in funzione dei servizi ecosistemici che essa è in grado di fornire.

La selezione delle specie mellifere garantisce una continuità delle fioriture lungo l’intero arco vegetativo: i salici assicurano risorse trofiche alla fine dell’inverno; Cercis siliquastrum e Fraxinus ornus caratterizzano la primavera; Helichrysum italicum, Teucrium fruticans, Agapanthus e le rose paesaggistiche sostengono la stagione estiva; Vitex agnus-castus prolunga la disponibilità di nettare fino alla fine dell’estate. Nelle vasche la stessa funzione è svolta dalle specie nettarifere della selezione palustre — Caltha palustris, che fiorisce precocemente, seguita da Iris pseudacorus, Alisma plantago-aquatica, Mentha aquatica e Lythrum salicaria — che estendono l’offerta di risorse trofiche anche agli ambienti umidi.

Particolare attenzione è stata rivolta agli habitat favorevoli agli odonati. Le vasche palustri, caratterizzate da acque basse e vegetazione emergente — Schoenoplectus lacustris, Typha latifolia, Equisetum hyemale, Carex aquatilis e Sparganium erectum offrono fusti rigidi idonei allo sfarfallamento — costituiscono ambienti adatti alla riproduzione di libellule e damigelle, le cui larve predano anche quelle di zanzara.

L’incremento degli insetti impollinatori e della fauna acquatica determina effetti positivi sull’intera rete ecologica, favorendo la presenza di avifauna insettivora, chirotteri e altre specie legate agli ecosistemi ripariali. In questo modo il parco contribuisce non solo all’incremento della biodiversità locale, ma anche al rafforzamento della continuità ecologica lungo il corridoio fluviale del Tevere.

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Dati di progetto

L’intervento interessa una superficie complessiva di 17.786,73 m².

Sono stati messi a dimora 101 alberi, 2.140 arbusti, 532 piante ripariali, realizzati 2.500 m² di prato e 500 m² di spiaggia in sabbia di fiume lavata.

Il progetto comprende inoltre pavimentazioni drenanti, illuminazione a basso impatto energetico e un sistema di recupero e riutilizzo delle acque della piazza d’acqua.

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Conclusioni

Tiberis propone un approccio nel quale le funzioni ricreative vengono organizzate in relazione alla morfologia della golena e alle dinamiche del sistema fluviale, evitando la tradizionale separazione tra spazio pubblico e ambiente naturale.

La distribuzione delle attività segue il gradiente ecologico determinato dalle differenti quote altimetriche, mentre vegetazione, gestione delle acque e ricostruzione degli habitat concorrono simultaneamente al miglioramento delle prestazioni ambientali del sito.

L’intervento assume così il carattere di un’infrastruttura verde multifunzionale, nella quale adattamento climatico, servizi ecosistemici, fruizione pubblica e rinaturalizzazione diventano componenti di un unico progetto di paesaggio. La presenza di un apparato didattico diffuso completa questa strategia, offrendo ai visitatori gli strumenti per comprendere l’evoluzione del paesaggio fluviale romano e il ruolo che la vegetazione svolge nella qualità ecologica del Tevere.

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